Più tutele per i prodotti agroalimentari italiani, sanzioni più severe contro le frodi e la contraffazione, ma anche maggiori garanzie per le imprese che commettono errori formali senza arrecare danni ai consumatori. Sono queste le principali novità introdotte dalla Legge 21 aprile 2026, n. 75, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 maggio scorso ed entrata ufficialmente in vigore il 29 maggio.
La riforma interviene in maniera organica sul Codice penale, introducendo il nuovo capo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare e rafforzando gli strumenti di contrasto alle pratiche fraudolente che danneggiano produttori e consumatori.
Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione del nuovo reato di frode alimentare, che punisce chi commercializza prodotti alimentari difformi da quanto dichiarato in termini di origine, provenienza, qualità o quantità. La norma si applica anche alle vendite effettuate tramite e-commerce e piattaforme digitali e prevede pene che vanno dalla reclusione fino a un anno e multe fino a 4.000 euro. Allo stesso tempo viene introdotta una clausola di salvaguardia che esclude la punibilità nei casi di lieve entità, quando il valore del prodotto è modesto, le quantità coinvolte sono limitate e non si determina un concreto danno per il consumatore o per il mercato.
Particolarmente significativa è anche la stretta sul cosiddetto commercio di alimenti con segni mendaci. Saranno perseguibili non solo le informazioni ingannevoli riportate sulle etichette, ma anche quelle diffuse attraverso siti internet, marketplace e canali social aziendali. Chi utilizza immagini, simboli, diciture o riferimenti non veritieri sull’origine o sulle caratteristiche del prodotto rischia pene fino a diciotto mesi di reclusione e sanzioni economiche che possono raggiungere i 20 mila euro.
Un capitolo importante riguarda la tutela delle produzioni certificate. La legge inasprisce infatti le pene per la contraffazione delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) e delle Denominazioni di Origine Protetta (DOP), prevedendo la reclusione da uno a quattro anni e multe comprese tra 10 mila e 50 mila euro. Una misura che punta a difendere uno dei patrimoni più importanti dell’agroalimentare italiano e a contrastare fenomeni che sottraggono valore alle produzioni autentiche.
Le sanzioni diventano ancora più pesanti in presenza di circostanze aggravanti. È il caso dei prodotti dichiarati biologici senza le necessarie certificazioni oppure delle condotte realizzate mediante falsificazione dei documenti di trasporto o dichiarazioni mendaci agli organismi di controllo. In queste situazioni le pene possono aumentare fino alla metà.
La norma introduce inoltre un ulteriore strumento di contrasto all’agropirateria. Nei casi più gravi, caratterizzati da attività organizzate e reiterate nel tempo, gli operatori coinvolti potranno essere esclusi dall’accesso a contributi pubblici, finanziamenti agevolati e fondi nazionali o europei.
Accanto all’inasprimento delle sanzioni, il legislatore ha però previsto un importante meccanismo di tutela per le imprese che operano correttamente. Attraverso il nuovo istituto del blocco ufficiale temporaneo, gli organi di controllo potranno evitare il sequestro immediato di merci o attrezzature quando le irregolarità riscontrate sono esclusivamente documentali o formali e non incidono sulla sicurezza alimentare o sulla reale tracciabilità del prodotto.
In questi casi l’azienda avrà dieci giorni di tempo per integrare o correggere la documentazione richiesta. Se le irregolarità verranno sanate entro il termine previsto, il prodotto sarà immediatamente sbloccato senza ulteriori conseguenze sanzionatorie.
Una novità che introduce un principio di proporzionalità particolarmente importante per il tessuto delle micro e piccole imprese.
Proprio per questo Confartigianato Imprese Calabria invita le aziende associate a prestare particolare attenzione non soltanto alle etichette e alla documentazione tradizionale, ma anche alle informazioni pubblicate online. Descrizioni commerciali, indicazioni sull’origine, caratteristiche qualitative, claim salutistici o di sostenibilità presenti sui siti web aziendali, nei marketplace e sui social network dovranno essere verificati con attenzione e supportati da adeguata documentazione.
La nuova normativa, infatti, estende in modo significativo il perimetro dei controlli e delle responsabilità, adeguando la tutela del patrimonio agroalimentare italiano alle nuove modalità di commercializzazione e comunicazione digitale. Per le imprese del settore si apre quindi una fase che richiederà maggiore attenzione alla tracciabilità, alla correttezza delle informazioni e alla valorizzazione trasparente delle produzioni di qualità.