Il prossimo triennio è caratterizzato da un tasso di crescita del PIL inferiore al punto percentuale crescita. Come evidenziato nel Documento Programmatico di Bilancio 2026 inviato ieri alla Commissione europea e al Parlamento italiano, il PIL salirà dello 0,5% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026, a cui seguirà un aumento del prodotto dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Sul basso ritmo della crescita dell’economia italiana e la dinamica della produttività pesa la scarsa performance della spesa pubblica e della qualità dei servizi offerti dalla Pubblica amministrazione (PA).
Nonostante una elevata spesa pubblica, l’Italia si colloca agli ultimi posti nel confronto internazionali sulla qualità dei servizi pubblici e amministrativi, mentre tre imprese italiane su quattro indicano la complessità delle procedure amministrative come un ostacolo rilevante alle attività e per otto imprese su dieci pesano i continui cambiamenti normativi.
Persistono gravi ritardi nella digitalizzazione della Pubblica amministrazione, con l’Italia che si colloca negli ultimi posti nel confronto europeo per interazione digitale tra cittadini e PA.
In chiave di policy, risulta evidente che la riduzione del peso burocratico sulle imprese e la semplificazione normativa associati al miglioramento dell’efficienza e della digitalizzazione dei servizi pubblici rappresentano priorità strategiche per sostenere la produttività, favorendo gli investimenti e la competitività delle imprese.
L’Italia si colloca all’ottavo posto in Ue per peso della spesa pubblica primaria, al netto degli interessi, che nel 2024 è pari a 46,7% del PIL. Nonostante l’elevata spesa, persiste una bassa qualità dei servizi offerti dagli enti pubblici. Il confronto internazionale sul grado di soddisfazione degli utenti della qualità dei servizi amministrativi – ad esempio richiesta di un documento d’identità, registrazione di una nascita o richiesta di sussidi – tra 30 paesi dell’Ocse colloca l’Italia al 29° posto, con meno della metà (48,3%) di cittadini soddisfatti, oltre diciassette punti inferiore al 65,7% della media Ocse, davanti solo alla Portogallo con 42,7%).
La bassa qualità dei servizi pubblici si traduce in aumento del carico burocratico per le imprese. Nel 2025 il 74% delle imprese in Italia ritengono un grave problema per l’attività la complessità delle procedure amministrative, otto punti al di sopra del 66% della media UE, una quota che colloca l’Italia al 5° posto in UE. Inoltre, il 79% delle imprese italiane è gravato dal continuo cambiamento della legislazione e delle politiche, una quota di sedici punti superiore al 63% della media rilevata nelle imprese dell’Unione europea.






